domenica 4 gennaio 2015

Mi conviene aggiornare a Lollipop?


Sì certo che sì, aggiorna! Google è così figa, non puoi mancare un aggiornamento e poi abbiamo saltato dalla 4.4.4 a 5.0! Cioè, poi puoi postare gli screenshot della schermata "Info sul telefono" nei gruppi di Facebook e nelle community di Google+ facendo rosicare gli altri sfigati che ancora mangiano KitKat a merenda!

Il mio cervello non è ancora salpato verso destinazioni sconosciute, non ancora, sto facendo del non troppo sottile umorismo verso coloro che non vedono l'ora di aggiornare a prescindere il proprio sistema operativo, ossia quelli che volgarmente chiamiamo fanboy.

Senza tirarla troppo per le lunghe affrontiamo il topic di questa digressione fine a sé stessa, rispondendo alla fatidica domanda "Mi conviene aggiornare a Lollipop?"

Nonostante la mia risposta sarebbe stata, in qualunque altro caso, un sì (considerando che spesso gli aggiornamenti apportano, oltre alle nuove funzioni, anche correzioni di bug e nuovi standard di sicurezza), questa volta dico di pensarci.
Sì perché Lollipop (o Android 5.0 che dir si voglia) non è semplice aggiornamento. Prima ho scherzato sul salto del numero da 4.4.4 a 5.0, ma questa denominazione, quando si tratta di software seri, è sinonimo di grossi, grossissimi cambiamenti.
Ed in effetti è vero, se ci pensate, quando siamo passati da JellyBean a KitKat, ossia da 4.3 a 4.4, le novità non sono state molte. Abbiamo avuto un'interfaccia più orientata verso Holo white piuttosto che Holo cyano e ha fatto la sua comparsa anche la beta del runtime ART. Poi l'immersive mode, il cloud printing, il dialer e il multitasking sono contorno, piacevole per carità, ma di certo non giustificano un salto di qualità netto rispetto all'ottimo JellyBean.

Android 5.0, il perché.

Non è un caso che il team Android abbia deciso di passare dalla 4.4 alla 5.0 saltando a piè pari le varie denumerazioni che stanno in mezzo. LolliPop è qualcosa di totalmente nuovo a partire dal motore che fa andare tutta la macchina.
Come accennato poc'anzi, KitKat ha apportato la prima beta di ART che si sostituiva opzionalmente a Dalvik, ma dopo un anno di intensivo beta testing da parte degli utenti di tutto il mondo, ART ha preso forma e si è realizzato nella sua versione stabile per essere introdotta di fabbrica nella nuova versione di Android (se volete approfondire la differenza tra le due runtime qui trovate un mio approfondimento ai tempi del commit che eliminava Dalvik).
E già il solo ART basterebbe da solo a giustificare il salto di numerazione. Ma non è solo questo.
Unificazione: la nuova parola d'ordine di Google è questa perché tra smartphone, smart-watch, smart-glass e i nuovi smart-ring, l'unica cosa non smart sarà il cervello di chi indossa ste robe. Va beh, populismi scontati a parte, LolliPop mira ad unificare l'esperienza utente tra le varie piattaforme dove esso è eseguito, per cui la condivisione in cloud e l'integrazione di questo in ogni applicazione è vitale. 
È stata totalmente rivista la configurazione iniziale di Android e con essa un passo fondamentale, ossia quello dei backup dei dati di sistema, scambiabili con uno shake and share, feature assolutamente fantastica.
Annoveriamo anche le notifiche programmabili in maniera intelligente (e ci credo, con tutti sti smart device, ci mancava che fossero programmabili stupidamente... okok basta populismi!), l'integrazione maggiorata di Google Now, i comandi vocali da ogni schermata le animazioni a 60 frame per secondo e la nuova schermata di sblocco.
Ma visto che anche l'occhio vuole la sua parte, annoveriamo quello che è il cambiamento che salta subito all'occhio, ossia la nuova interfaccia chiamata Material Design.


Colori pastello, trasparenze e giochi di ombre con la status bar: questo è il material design che ci fa lasciare alle spalle il buon vecchio Holo blue. Forme geometriche semplici e uniformi si sostituiscono ale più ricercate icone di Android 4.x, tasti grandi e abbinati al layout dell'applicazione gestiscono l'input di contenuti e le classiche linee che formano l'hamburger (poste solitamente in alto a sinistra) indicano la presenza di un menu.

Dando un'occhio ad una qualsiasi schermata, salta subito all'occhio l'enorme differenza tra Android 4.x e 5.0, come ad esempio quella relativa alla tendina della status bar, gestita in maniera del tutto differente rispetto alla doppia finestra notification bar/quick settings della scorsa versione.


Vogliamo parlare poi della finestra dei recents in stile cards al quale si va ad integrare Google Chrome e le relative schede?


Ricapitolando un po' di cambiamenti, abbiamo la nuova UI a regnare come cambiamento maggiore, le animazioni a 60fps e quello che giudico il migliore cambiamento, ossia l'adozione di ART, con Dalvik che ne fa le spese. Poi c'è l'integrazione con il fitness (con Google Fit), le notifiche intelligenti, la status bar, le statistiche della batteria, Google Now e l'attivatore vocale. Insomma, le novità sono tante e tutte spettacolari.
Mentre con Android 4.x avevamo due comparti virtualmente separati, ossia applicazioni di sistema e applicazioni utente, con Android 5.x questi si fondono in un unico ecosistema con transizioni, dissolvenze e animazioni omogenee che fanno dimenticare la sensazione di frammentazione che si aveva una volta.

Ma alla fine, mi conviene aggiornare?

In ogni aspetto della vita c'è il rovescio della medaglia, quindi perché non potrebbe esserci anche qui? Transizioni, effetti ed animazioni a 60fps hanno un costo che paga ovviamente l'hardware. Infatti CPU e GPU lavorano all'unisono per garantire un sistema operativo veloce e performante e certamente l'abbandono delle trasparenze in parte ha alleggerito il carico di lavoro a queste, ma di sicuro le varie transizioni non pesano meno! 
Certo, dal punto di vista del runtime, ART aiuta non poco con la compilazione preventiva piuttosto che just in time di Dalvik, però non si può negare che non influiscano per nulla.
Ma influiscono davvero?

In quanto a performance guadagnate o perse posso parlare per il mio Nexus 5. 

Premessa: trovo che i benchmark siano dei test fini a sé stessi, però quando il divario è così netto, c'è da porsi qualche domanda.

Dicevo, questi sono due benchmark effettuati in condizioni standard (ossia nel bel mezzo del mio normale utilizzo del telefono) prima con KitKat e dopo con LolliPop, entrambi stock.


A sinistra c'è KitKat con in esecuzione Dalvik, a destra LolliPop con il nuovo e scintillante ART: in condizioni standard, la CPU è l'elemento che fa la differenza nei circa 4000 punti di distacco tra i due software (che non sono pochi).
Non vi nascondo che ci son rimasto di stucco anche io: l'adozione di ART a scapito di Dalvik ha migliorato così tanto le prestazioni generali dell'OS tanto da poter reggere tranquillamente gli sforzi delle varie transizioni senza pesare troppo su CPU e GPU.

Inoltre dai dati che sono emersi in questi primi cicli di carica e scarica della batteria, non posso per niente lamentarmi in quando ottengo, bene o male quello che ottenevo con KitKat.


In definitiva, LolliPop o non LolliPop?

Assolutamente LolliPop! Il gioco ne vale ampiamente la candela bene o male per qualsiasi fascia di dispositivi (fatta eccezione per quelli troppo vecchi per far girare anche il solo JellyBean). Diciamo che orientativamente 1GB di RAM ed una CPU dual core sono il minimo per far andare LP come si deve, al di sotto di tale soglia credo che sia sconsigliato procedere. 
Ovviamente è ancora presto per poter tirare le somme definitive e la maggior parte dei dispositivi non ha ancora in via ufficiale i firmware aggiornati alla 5.0, né tanto meno i colossi delle custom ROM hanno sfornato qualcosa di stabile. Comunque in ottica futura vi consiglio di aggiornare, magari tenendo d'occhio più le ROM AOSP-based, prima tra tutte la CyanogenMod (che è già molto attiva) e la SlimLP, anche questa già al lavoro sui sorgenti aggiornati da un paio di mesi.

Bene, vi lascio perché s'è fatto tardi e comincio a svalvolare, ma se avete qualche dubbio/domanda/richiesta di indicazioni stradali, sono a vostra disposizione.

Alla prossima!