giovedì 10 luglio 2014

Equo compenso o tassa sull'ammodernamento?

Oggi no! Oggi non esiste che faccia il politically correct, perché di correct non c'è nulla da dire. Certo, evito il linguaggio scurrile che ho usato su Google+ questa mattina, ma resta comunque una cosa che me le fa girare non poco.
Mi scuso a priori, ho scritto un po', ma è un argomento che mi ha innervosito non poco e volevo scrivere per bene ed in maniera chiara e documentata. Scusate ancora.

Parliamo oggi del signor Equo compenso o, come l'ho ribattezzata io, tassa sull'ammodernamento del paese. Forse esagero, lo so, il governo è comunque giovane ed il premier twitta a nastro come un diciannovenne nel pieno della sua attention-whoraggine, però ci sono alcuni tasselli politici che ancora combattono contro lo svecchiamento.
E tra questi c'è il nostro caro ministro ai beni culturali Dario Franceschini
Intanto conosciamo questa tassa: 
è un contributo imposto ai produttori e agli importatori di prodotti elettronici finalizzati alla riproduzione o alla registrazione di contenuti creativi come indennizzo sull'utilizzo e la copia privata delle opere protette da diritto d'autore.

Sì, scusate il politichese, ma ho tratto la definizione da Wikipedia per adoperare i termini più corretti possibile. 
In parole povere: l'equo compenso è una tassa che viene fatta pagare a chi produce o importa dei dispositivi che sappiano riprodurre e registrare. Il tutto viene fatto come precauzione di un possibile uso pirata di un file protetto da diritti d'autore, in modo da avere un indennizzo già pronto da versare a chi ha subito il torto del "furto di proprietà intellettuale".

Faccio un inciso che mi servirà per il discorso che sto per fare: sottolineo, come ha fatto il nostro carissimo ministro, che la tassa andrà applicata solo a chi produce o esporta e non al cliente. Quindi, per l'Italia, saranno marchi come NGM, Olivetti e praticamente chiunque sia in questa lista per quanto riguarda i produttori italiani. 
Poi il discorso si amplia per quanto concerne gli importatori: pensate a società come Apple Inc Italia (giusto per fare un esempio strafamoso a caso) o anche i più banali MediaWorld, Expert, Trony etc. Loro importano da Corea, Giappone, USA, India e compagnia bella e, oltre a dover pagare le tasse portuali (che ammontano a 0.07276% sul valore della merce, più il dazio dal 3 al 5%, più l'IVA al 22% per i prodotti non di consumo primario), devono anche pagare l'equo compenso.
E secondo voi Trony, MediaWorld ed Expert fanno beneficienza? Si caricano loro il peso di dover pagare le tasse o le scaricano sul cliente?

Non prendiamoci in giro, come invece fa il nostro caro ministro e diciamoci le cose come stanno. Questa tassa andrà ad abbattersi capillarmente su ogni dispositivo elettronico di registrazione ed archiviazione ed avrà come unica e sola conseguenza diretta quella di aumentare i prezzi dell'elettronica stessa. 
Indirettamente gli scenari che immagino si prospetteranno saranno due: le persone smettono (o comunque fanno a meno) di comprare dispositivi elettronici oppure compreranno all'estero tramite quel sacrosanto miracolo informatico chiamato Amazon.
Cosa accadrà? Nel primo caso gira meno denaro in Italia, nel secondo caso, del capitale interno andrà all'estero.
Mossa vincente ministro! Difendiamo i diritti degli autori a suon di aumenti.


Il ministro Franceschini che paventa un ritorno alla vil carta, piuttosto che a dispositivi ottici.
Ora, volendo parlare papale papale, ammetto sin da subito che, anche se controversa, è una tassa giusta. Controversa perché non è giusto tassare a priori anche se quella persona non si rende partecipe di pirateria, ma giusta perché anche i cantanti e produttori in genere, che producono materiale (quasi sempre) originale, meritano che il loro lavoro venga riconosciuto.
Ma. Sì, il solito ma. Ma l'equo compenso esiste dal 1992, a seguito della legge 93 del 5 febbraio. E allora perché aumentare la tassa in maniera così vertiginosa?

Diamo qualche numero:

- 9€ di equo compenso sui dispositivi USB (il cui costo si aggira dai 5 ai 15 euro);
- 3.50€ - 5.20€ su tablet e smartphone a seconda della dimensione della memoria interna;
- 4€ sulle TV
- 5.20€ sui PC 
- fino a 20€ sugli hard disk (il cui costo da dai 50 ai 100 euro!)

Una vergnogna.

La SIAE ha introiti che ammontano a più di 500 milioni di euro annui (fonte: sito SIAE, ringrazio Francesco Priore per la segnalazione) come vedete anche nel grafico estratto dal pdf preso dal sito della SIAE.


Con questa mossa, il nostro buon Franceschini risolleverà le sorti della SIAE (che aveva fatto registrare una perdita del 2.4%) facendo entrare ben 150 milioni di euro nelle loro casse, segnando un +28.7% sul "fatturato" del 2013.

Giusto per fare un po' di polemica gratuita verso la SIAE, sapete a quanto ammonta la loro spesa verso i dipendenti? Ben 90 milioni di euro annuali, ripartiti per 1300 lavoratori, con una media di 70000 euro per lavoratore annuo, che corrisponde ad uno stipendio di circa 5000 euro per lavoratore contanto 14 mensilità.
E ci sono solo 100 dirigenti!

E allora tutto torna chiaro, caro ministro. Tutto torna chiarissimo, bastoniamo i clienti, arrestiamo il progresso perché un organismo deve far vivere i propri dipendenti nell'oro.

Va beh, lasciamo la becera "zuffa" e torniamo coi piedi per terra.

Franceschini non si è mai dimostrato molto incline alla tecnologia, tanto che, in un incontro con Eric Schmidt (A.D. di Google) rispondendo ad una critica che ha mosso quest'ultimo nei confronti dell'ottusità dei giovani italiani ad interfacciarsi con la tecnologia, ha risposto seccato dicendo che noi italiani abbiamo inclinazioni più classiciste, piuttosto che informatiche.

Premettendo che sono un diplomato al Liceo Classico ed ho una base classicista, posso affermare con disinvoltura quanto questo sia un corso di studi inutile, vecchio ed obsoleto.
Il mondo si evolve, diventa veloce, informatico e smart ed una preparazione basata su dizionari di greco antico, filosofia ellenista e prosa latina è fine a sé stessa, futile e figlia di un'Italia che ormai non c'è più, ossia quella che Franceschini ed i classicisti in genere vorrebbero riconoscere in quanto culla della cultura mondiale.
Con questo non voglio di certo rinnegare il nostro patrimonio artistico, per nulla! Anzi, è importante rivalutare queste figure e proiettarle in un modo più moderno che non è più l'Italia degli anni '60-'70. Ma sono figure che dovrebbero essere limitate nel numero, perché il loro è un meta-lavoro, un lavoro fine a sé stesso o comunque con una prospettiva ristretta.

Eppure il nostro ministro non la pensa così, pensa, anzi, che è un fenomeno da nutrire e da portare avanti, al quale dare peso, non comprendendo quanto sia un ostacolo all'informatizzazione, ossia all'evoluzione del mondo. E questo modo di pensare biecamente antiquato si rispecchia anche sulla decisione di aumentare la tassa dell'equo compenso andando a penalizzare capillarmente l'utente per tutelare i diritti infranti degli artisti e dei produttori vittime della pirateria.

E volete sapere la cosa bella? Che gli sviluppatori di software non sono compresi nel risarcimento! Eh sì, perché i software non vengono piratati!

Ok, basta, chiudo perché mi sta scoppiando un embolo nel cervello per la quantità abominevole di ipocrisia e arretratezza che ho letto e anche perché so di avervi annoiato, ma è una cosa alla quale tengo particolarmente e ci tenevo a condividerla con chi ha voglia di leggere.

Alla prossima gente!