sabato 25 ottobre 2014

Inizia la transumanza! [Parte 2]




Nel primo episodio del nuovo capolavoro di Klaasliwood intitolato "La Transumanza", vi ho parlato dei motivi per il quale un utente Windows decide di passare a Linux. Oggi, in maniera molto originale e per nulla aspettata, vi parlerò dei motivi per i quali un utente Windows non passa a Linux.

Figlio di un connubio di idee tra Linus Torvalds e Richard Stallman, nasce GNU/Linux, un sistema operativo (GNU) con al suo seguito un kernel (Linux appunto) che porta con sé una struttura delle cartelle ed una gestione delle librerie totalmente unica. Troviamo in cima all'albero delle cartelle, quella di root, indicata col simbolo / (slash), dalla quale partono tutte le altre, compresa quella dell'utente (/home/nomeutente) e quella relativa ai dispositivi (/dev/dispositivo).
Ma, aspetta un attimo, io sono un utente Windows e sento che c'è qualcosa di sbagliato! Io apro la cartella del dispositivo (C:) e poi entro in quella dell'utente (C:\User\nomeutente), perché su Linux è al contrario?

Parlando onestamente ho letto tanti pareri, per lo più linuxiani, su questa controversia e sinceramente non so quale sia la predisposizione migliore. Effettivamente Linux dice che il sistema operativo ed il kernel sono la figura più importante e gli hard disk sono "asserviti" ad essi, per cui in cima abbiamo il superutente root (/) e poi in una delle sue folder ci sono i dispositivi di archiviazione. 
Windows segue invece una struttura dove è la macchina a "comandare", mettendo fisicamente l'utente dentro all'hard disk, che diventa, in questo modo una mera cartella di Windows.

Mettendolo in termini pratici, non cambia nulla, è possibile usare il PC in entrambi i casi senza problemi; in termini concettuali cambia parecchio, perché, dal punto di vista linuxiano, è l'utente a gestire la macchina, mentre dal punto di vista windowsiano è la macchina a gestire l'utente. Sottile differenza, ma poggia qui l'intera concettualità di Linux.

Dopo questa noiosa introduzione all'argomento, passiamo alle cose serie e cominciamo ad elencare perché un utente Windows vuole restare a Windows e non migrare su Linux.

Troppo sbattimento

Ma vi immaginate di passare le ore a compilare pacchetti, cercare driver, cercare software alternativo a quello chiuso di Windows e poi installarlo con quella bestia di un terminale? Ma per carità, con un paio di click arrivo ad installare Daemon Tools, Adobe Photoshop e Sony Vegas, perché sbattermi?

Installazione controversa

Ho letto decine di guide online e, nel migliore dei casi mi chiedono di creare una partizione di swap, ma che cavolo, voglio solo usare Facebook, non voglio lo swap, bah, meglio Windows che con due click ho installato tutto quanto e ci pensa la macchina a farmi partire tutto. Poi ho anche sentito che devo compilare dei pacchetti, ma cos'è, un quiz?

E quali programmi dovrei usare?

Io uso sempre iTunes e Photoshop, non riesco a farne a meno perché sono un grafico! E poi monto i video con Premiere, uso AfterEffects per i miei effetti speciali e non riesco a farne a meno. Su Linux non ci sono, come faccio a lavorare?

Voglio giocare!

Sì dai, non voglio giocare a SuperTux, voglio giocare a CoD e Battlefield e poi Halo non c'è per Linux!

Microsoft mi aiuta col mio Windows Server!

Ho messo su il mio serverino aziendale ed anche quello domestico e appena ho problema, grazie alla licenza di Windows Server 2008, riesco a contattare direttamente Bill Gates che mi aiuta coi problemi relativi al server. Inoltre ho assistenza pagata H24.

È bello!

Windows 8 fa schifo perché ha il tema Metro, invece Windows 7 ha le trasparenze del tema Aero, un sacco di effetti grafici e la GPU è felice di lavorare così tanto per me!

Okay, abbiamo stilato, ironicamente un po' di buone motivazioni per non passare a Linux e restare su Windows. Sono tutte logicamente accettabili e, a buon conto, sono le motivazioni che ho letto di più nella mia carriera da internauta. Proviamo a debunkarle?




Quanto sbattimento ci vuole?

Immaginate lo scenario: siamo nel 1995, abbiamo temibili processori pentium con velocità di clock da 500mhz e le interfacce grafiche hanno fatto il loro ingresso da non molto. Windows è giunto alla release '95 e per installare la neonata Red Hat Linux o Debian è necessario passare ore su ore a compilare il kernel, i vari driver, i pacchetti degli applicativi e compagnia cantante. Ora facciamo un salto in avanti di quasi 20 anni e catapultiamoci nell'era della tecnologia indossabile ai polsi o al posto degli occhiali. Canonical ha forkato Debian 10 anni fa (il compleanno è proprio in questi giorni) ed ha creato la distro user friendly per antonomasia, Ubuntu, dal quale ho scopiazzato malamente il motto del blog che state leggendo: infatti tech for human beings deriva dal ben più famoso linux for human beings, forgiato da Mark Shuttleworth, CEO di Canonical.
Tornando al 2014, per completare l'installazione di Ubuntu servono: 1 pen drive (o un DVD), un masterizzatore e saper leggere. Poi il resto lo fa la macchina: sono infatti lontani i tempi in cui era necessario compilare l'intero sistema operativo per renderlo funzionale, bastano un paio di click ed una ventina di minuti, niente più. Certo, esistono le buone vecchie distribuzioni che si installano tramite un'installazione testuale e mediante compilazione (come Gentoo, Arch, Red Hat etc), ma ormai anche l'intramontabile Debian ha adottato una pratica procedura d'installazione grafica. Detta in termini umani, installare Linux è semplice tanto quanto installare Windows. Provare per credere.

Per non parlare delle installazioni dei programmi ad OS già installato. Come installare un programma sulle distro Debian based (le consieriamo in quando sono le più diffuse)? Esistono diversi modi: tramite un paio di comandi da terminale che, solitamente si riducono nell'aggiunta del repository, esempio:

sudo apt-add-repository ppa:nomedel/repo

l'aggiornamento della lista dei repo:

sudo apt-get update

e l'installazione del programma in sé:

sudo apt-get install nome-del-programma

Finito! Comunque per la maggior parte dei programmi più comuni, è necessario solo l'ultimo dei comandi perché i repository di Canonical hanno già inclusi gli applicativi più diffusi.

Senza contare che esistono i programmi installabili attraverso il pacchetto già bello che precompilato in formato .deb, un po' come gli .exe di Windows.
C'è anche la vecchia maniera, ossia il download dei sorgenti e la compilazione, ma personalmente, a parte alcuni esperimenti personalissimi, non ho mai avuto tali necessità.

Programmi a gogo!

Primo argomento controverso: gli innamorati della suite Adobe non finirebbero neanche di leggere l'intestazione di questa ragionevole spiegazione. Difatti non esiste un modo qualsiasi per far girare nativamente uno dei programmi della suite su Linux. Tuttavia è possibile farli girare tramite Wine (e le librerie create dal team col reverse engineering), ma il funzionamento non è garantito e, purtroppo spesso e volentieri non sono stabili come si vorrebbe. Comunque esistono le alternative open source create in Linux, come The GIMP, Blender, Pinta e così via, ma sono programmi diversi, non pensati per sostituire quelli più famosi imitandoli, ma con una struttura del tutta loro ed un'interfaccia unica. In poche parole, bisogna abituarcisi. Esistono poi diversi programmi disponibili sia per Windows che per Linux, come il sopracitato GIMP, Lightworks, VLC etc etc, quindi le alternative ci sono eccome.

Situazione gaming

"Su Linux non ci sono giochi!" Ed improvvisamente siamo nel 2010. Già perché Steam ed il CEO di Valve Gabe Newell, sono d'opinione differente. Infatti il famoso Gabe ha dichiarato che la migliore piattaforma dove far girare i giochi è Linux e Steam OS, il sistema operativo di casa Valve basato su Linux è la prova definitiva della convinzione di Gabe. Steam è approdato su Linux da qualche anno e quasi quotidianamente arrivano nuovi titoli che vanno ad arricchire la già corposa libreria videoludica linuxiana. Con calma arriveranno tutti i giochi ed una maggiore diffusione dell'OS nella versione desktop farà in modo che questi nascano anche nativamente per il pinguino. La situazione comunque è già abbastanza rosea com'è adesso, può solo andare meglio.

Assistenza server

Microsoft fornisce assistenza ai propri clienti per quanto concerne i server, ma anche nel mondo Linux ed open source in generale, esiste il business. Anzi, volete sentire qualcosa di sconvolgente? Il 90% dei server al mondo montano Linux! Google, Wikipedia, Amazon e tantissimi altri fanno uso di Linux nei propri server grazie alla sicurezza e alla maggiore stabilità rispetto a Windows.
Inoltre ci sono aziende che si sono specializzate nell'assistenza dei server, come Red Hat, con un patrimonio di 900 milioni di euro ed un utile netto di 100 milioni di euro l'anno. Esiste anche la Novell, creatrice di SUSE (soluzione aziendale) e di OpenSUSE (soluzione desktop) che domina in Germania, anche nella pubblica amministrazione.

Riassunto: dal punto di vista dei server, Linux domina su ogni aspetto rispetto alla concorrenza.

Eyecandy?

Siamo tornati a quel chiacchierato 1995 quando le interfacce erano basilari e molto semplici. Facciamo un salto di 20 anni e... la situazione non è che sia cambiata granché, almeno per qualche desktop enviroment. Infatti alcuni DE come XFCE o LXDE sacrificano la gradevolezza visiva per favorire la leggerezza del sistema. Ciò significa poco, perché nativamente vengono fuori con un'interfaccia davvero povera, ma non significa che non è possibile personalizzarli. Date un'occhiata sotto.

Questo è XFCE appena installato.

E questo è sempre XFCE dopo una leggera personalizzazione, diverso eh?
Ma esistono anche desktop enviroment che nascono belli, Unity ad esempio che personalmente trovo davvero ben fatto e piacevole da vedere, ma anche KDE, molto simile al tema Aero di Windows, merita la sua attenzione. Poi non parliamo di Pantheon, DE di Elementary OS, la distro più bella del mondo open source. Basta solo sperimentare e trovare quello che più si addice.

Elementary OS ed il suo Pantheon.
Deepin Linux, distro cinese arrivata da poco sul mercato open source.


Ci siamo, ecco debunkate le teorie antilinuxiane in men che non si dica.
Ed ora qual è la tua scusa?

Su dai, ci tenevo a concludere con una frase irriverente e per nulla ritrita.

Ah, non pensate che sia finita, arriverà anche la terza parte della transumanza dove andiamo a guardare dentro allo stesso Linux, passandoci i migliori programmi, nella speranza di accalappiare l'attenzione di qualcuno di voi.